Ispirazione? Macché, sono un artigiano. Roberto Centazzo

(Intervista di Dario Villasanta)

Mica facile decidere chi sia Roberto Centazzo, se non altro quando ti viene in mente di intervistarlo. Un conduttore radio? Un poliziotto che scrive romanzi? Uno scrittore che fa il poliziotto? O semplicemente un amante dell’arte tutta, senza preconcetti?

Ho tagliato la testa al toro e ho fatto decidere a lui, che di certo è la persona migliore con cui affrontare più temi diversi fra loro, ma che in un modo o in un altro prima o poi ci toccano o hanno toccato da vicino.

Il mestiere del poliziotto ti mette a contatto con le realtà più crudeli della nostra vita, i drammi che non vorremmo mai sapere che esistano. Scriverne, ancor più con l’ironia dei tuoi romanzi (la mitica ‘squadra speciale minestrina in brodo’) ti aiuta in qualche modo ad affrontare la realtà del tuo lavoro, e se sì come?

L’ironia è lo strumento attraverso il quale si riescono a raccontare verità altrimenti difficili da sdoganare. Questo è il motivo per il quale ho scelto la formula della commedia gialla. L’intento è quello di narrare uno spaccato della nostra società ma col sorriso sulle labbra, come avveniva negli anni Cinquanta con le commedie di Totò, all’epoca considerate cinematografia di serie B. Che poca lungimiranza. Leggerezza non è sinonimo di superficialità. La leggerezza, nella scrittura è un traguardo. Il romanzo non è un puro e semplice resoconto di cronaca, è qualcosa di più, deve trasmettere emozioni, non deve dare risposte ma far sorgere domande.

Ti sarà abituale conoscere le categorie più disagiate della nostra società. La cultura è speso considerata un orpello, non necessaria, per quanto molti delinquenti sognano che i figli studino per poi, che so, diventare medici o altro. Cos’è che impedisce davvero alla cultura di sfondare in quegli ambienti e diventare decisiva?

Non farei contrapposizioni sociali relativamente alla cultura né alla delinquenza. Mi sembrano superate e fuorvianti. Identificare il delinquente con gli strati più poveri della popolazione è un grave errore. Vogliamo parlare di delinquenti che mai apparirebbero tali? Vogliamo parlare di coloro che, giacca e cravatta, autista, aereo personale, e quant’altro ogni giorno tramite speculazioni finanziarie diventano sempre più ricchi? Vogliamo parlare ad esempio delle compagnie telefoniche che ingannano ignari vecchietti, sottraendogli magari un solo euro che, moltiplicato per due o tre milioni di clienti genera montagne di danaro? Ecco, vedi, escono subito fuori i toni della commedia. Noi poliziotti costretti a inseguire i ladri di polli mentre le multinazionali, le banche, le società finanziarie  si spolpano il paese.

Te lo chiedo da scrittore prima, e da uomo di Stato poi. L’Italia è la culla della civiltà, insieme alla Grecia, ed entrambe sono ultime nei ranking economici europei. Non so se sia un caso, ma com’è possibile che di cultura in Italia non si viva?

Intanto bisognerebbe definire cosa s’intende per cultura. Credimi io non lo so. Detesto coloro che si autodefiniscono intellettuali, soprattutto se lo fanno schierandosi ideologicamente. Io amo la cultura popolare . Faccio un esempio? Nel 1965, io avevo quattro anni, un certo Paul Mac Cartney scriveva Yesterday e un certo Mick Jagger scriveva I Can’t get no Satisfaction. Qualcuno li liquidava definendoli capelloni. Le loro opere erano squalificate col termine canzonette. Ma quanto hanno influito brani del genere sul mondo a venire? Sai qual è l’opera che più mi piace? La Carmen di Bizet. Opera che fece scandalo all’epoca perché i personaggi erano tratti dal proletariato. Ecco L’Amour est un oiseau rebelle cantata da Carmen, una zingarella, a me fa venire la pelle d’oca.

Parliamo allora di giovani e cultura. Personalmente, nel mio ruolo di insegnante privato, vedo che viene sempre più mal digerita dai programmi e peggio gestita dagli insegnanti. La cultura dei giovani non è vero che sia inesistente, è solo diversa, nei mezzi e nei modi. Il tuo pensiero?

Esatto la cultura dei giovani è diversa, ma credimi io li invidio i dodicenni che sanno fare tutto col pc. Quando andavo a scuola avevo già idee ribelli. Voglio essere provocatorio. Sai qual è il vantaggio di chi ha letto tanti fumetti? L’essere forte nei dialoghi. E non lo dico solo io ma tantissimi scrittori di fama mondiale. Lasciamo ai giovani la fortuna, la bellezza e il piacere di essere giovani, lasciamogli suonare la chitarra o la batteria nel garage. Pensa cosa sarebbe successo se la mamma di John Lennon avesse detto al figlio: e basta strimpellare, vai a studiare. Ora non avremmo Imagine.

Affronto adesso un tema spinoso: lo scrivere. Sì, perché mi capita di analizzare o ricevere testi da chi li crede pronti per la pubblicazione, ma mancano delle basi, non perché non sappiano l’italiano a volte, ma proprio le basi della narrazione, il ‘come’. Vagli allora a spiegare perché non vanno bene… Dovrei consigliargli una scuola di scrittura? (rido sotto i baffi, ndDario)

La scuola può insegnare a leggere e scrivere. Basta andare alle elementari.  Così come per imparare a guidare si va a scuola guida. Ma ciò non basta per diventare piloti. Ci vuole qualcosa in più. Ci vuole il cuore. Scrivere è un fatto di sensibilità e non si può insegnare ad essere sensibili. Vero è che alcuni strumenti le scuole di scrittura possono fornirli, alcuni trucchetti, ma è come comperare la scatola Sim Sala Bim del mago Silvan, magari impari un gioco con le carte ma non diventi mago.

Se le scuole di scrittura sono inutili, come si impara allora a scrivere? Solo leggendo? Io personalmente credo di no, come non credo che esista qualcuno investito dal ‘sole divino’ del talento.

Leggere, rileggere, scrivere, riscrivere. A febbraio uscirà un mio libro di una nuova serie. Sai quante versioni ho scritto? Una trentina. Cinque anni di lima e riscrittura.

L’ispirazione non esiste. Scrivere è solo osservazione ed elaborazione di quanto osservato, ponendosi dei grossi ‘se’. Sei d’accordo o meno, e perché?

Io scrivo tre ore al giorno, tutti i giorni e quando non ho nulla da scrivere perché ad esempio ho appena terminato un romanzo scrivo racconti. Non so cosa sia l’ispirazione. Sono un artigiano.

Cambiamo fronte, parliamo della radio come mezzo per divulgare la lettura. Conducendo il fortunato programma ‘Noir is rock’ ti sarai fatto un’idea sull’effettivo potere della radio. E io, da ex pubblicitario con Radio Lattemiele ad esempio, ho sempre dovuto evitare il mezzo radio per pubblicizzare libri: dati alla mano, la rendita era insufficiente. Credi che invece i tuoi ascoltatori, oltre a essersi divertiti, abbiano effettivamente avuto più voglia di leggere ascoltando il tuo programma?

Noir is rock non è null’altro che una scommessa vinta. Mister Rock (Marco Pivari) ed io quando lo abbiamo inventato avevamo ben presenti due cose: non è facile trasmettere la musica rock in radio e le interviste annoiano spesso perché sono barbose. Se sentono una persona parlare più di tre minuti, magari autoincensandosi, gli ascoltatori cambiano, giustamente, canale. Così abbiamo inventato Noir is Rock. Solo brani Rock (il vero rock quello anni Sessanta, Settanta, inizi anni Ottanta) e interviste divertenti, leggere, con risposte che non superino i tre minuti. Il risultato è un programma ormai trasmesso in mezza Italia al quale tutti vorrebbero partecipare. Gli ascoltatori dicono di seguirci con grande interesse.

Lo scrittore in TV invece: uno sdoganamento o un inquinamento?

La verità? Io ci andrei in tivù. Più che volentieri. Perché inquinamento? Certo è che il pubblico è diverso. Chi legge non si fa influenzare da un passaggio televisivo.

In chiusura: come suggeriresti di invogliare un convinto ‘non-lettore’ a prendere in mano un libro?

Nessun consiglio. Leggere deve essere un piacere. Se preferite un giro in bicicletta è bello anche quello. Anzi, adesso ci vado anch’io. C’è il sole.

Chi è Roberto Centazzo

Scrittore, conduttore radiofonico, nella vita è Ispettore Capo della Polizia di Stato.

In giovane età, attorno ai sette anni, decide che da grande avebbe fatto lo scrittore. Di polizieschi. Non sapendo come fare a pubblicare un romanzo, inizia a specializzarsi: si laurea in giurisprudenza col massimo dei voti, esercita la pratica forense, consegue l’abilitazione all’insegnamento e poi, per conoscere da vicino le tecniche investigative, si arruola in Polizia (attualmente è ispettore capo). Nel frattempo legge un brano di Rilke che per lui è come una folgorazione: (tratto da i quaderni di Malte Laurids Brigge).

Dopo una lunghissima gavetta durante la quale sforna una decina di romanzi, nel 2013 pubblica con la casa editrice TEA (Gruppo Mauri Spagnol) il romanzo Signor Giudice, basta un pareggio scritto a quattro mani con il giornalista Fabio Pozzo. Nel 2016  esce sempre per TEA  Squadra speciale Minestrina in brodo. Il romanzo arriva alla quarta edizione in pochi mesi, entra nella classifica dei gialli italiani più venduti  e viene riproposto prima nella prestigiosa collana Italia Noir allegata a Repubblica /l’Espresso della quale risulta in assoluto il più venduto e successivamente nella collana Noirissimo Italiano nuovamente distribuita in edicola. Ad esso fa seguito nel 2017 Squadra speciale Minestrina in brodo: Operazione Portofino, accolto dai lettori col medesimo entusiasmo e presentato anche a RAI radio 2 nel programma Radio due come voi con Tiberio Timperi. A gennaio del 2018 è uscito il terzo romanzo della serie squadra speciale Minestrina in brodo: Operazione Sale e Pepe, con due ristampe dopo un solo mese.

Apprezzato autore di short stories, i suoi racconti brevi, non più lunghi di una pagina, sono pubblicati per diverse settimane ogni domenica sul quotidiano Il Secolo XIX. Ha curato l’antologia Genova Criminale, (Novecento editore) in cui è contenuto il suo racconto La ragazza al centro della foto. Molti altri suoi racconti sono stati pubblicati: Tu nell’antologia il gusto del Piemonte; Nella stanza accanto nell’antologia I delitti della Gelosia; La puzza sotto il naso, nell’antologia Nero Mediterraneo; Bellissima, ma nient’altro che un trucco nell’antologia L’estate è una cattiva stagione, Puoi ben dirlo, socio nell’edizione del Secolo XIX del Levante, la Giustizia è una lama tagliente, nell’antologia Storie di crimini, giustizia e umanità.

La giuria del Premio internazionale Firenze Capitale d’Europa gli ha assegnato nel 2015 il premio speciale per la qualità dell’opera letteraria. Ha vinto inoltre il premio letterario Il libro parlante e il Premio editoria Indipendente di qualità. Nel 2017 l’Accademia Res Aulica gli ha assegnato il Premio Scrittori con Gusto.

Per due anni consecutivi è stato scelto come scrittore testimonial della campagna Io leggo perchè e del torneo letterario Io scrittore

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