Da giornalista a scrittore: cosa cambia?

(di Raffaele Nappi)

Da giornalista a scrittore, cosa cambia?

Tutto. Cambia tutto. Da giornalista a scrittore cambia tutto. Persino questo stramaledetto modo di mettere i punti a ogni frase. Compresa la prima, quella che non ha un verbo e che quindi non è manco una frase. Ma con i giornalisti, si sa, le regole sono arbitrarie.

Quando Dario mi ha chiesto di esprimermi sul rapporto tra giornalismo e scrittura, scrittura intesa nel senso di ‘essere scrittori’, pensavo di cavarmela in un pomeriggio. Poi sono diventati due, tre. Una settimana. Il fatto è che la domanda mica è semplice: da giornalista a scrittore, cosa cambia?

Tutto. Cambia tutto. Il rapporto con cui ti relazioni alle parole, alle fonti, alla realtà. Un giornalista che si sia già formato ha e avrà sempre un rapporto speciale con la realtà. Inventare è bene, ma rappresentare è meglio. Uno scrittore invece potrà essere libero, verace, pindarico. Quanto vuole e come vuole. Mentre il giornalista, quello, si porta dietro il macigno della sua professionalità.

Tutto. Cambia tutto, dicevamo. E non solo nel rapporto con le fonti. Ma anche in quello con le parole. Ha poco da edulcorare, il giornalista. Guarda, recepisce, e scrive. Non c’è tanto da deviare. Lo scrittore, invece, quando guarda sogna, quando sogna scrive. E quando scrive spesso guarda sogni.

Tutto. Cambia tutto, c’eravamo detti. E non solo nel rapporto con le fonti e in quello con le parole. Anche quello con gli altri. Con i relatori, i colleghi, gli analisti, gli opinionisti di destra e quelli a manca. La verità è che i giornalisti non potranno mai diventare scrittori. Che se nasci giornalista non rinasci scrittore. Sono due mondi che si baciano, ma che non si mescolano mai. Tutto. Cambia tutto, dicevamo.

Chi è Raffaele Nappi

Classe 1990. Scrive per «Il Fatto Quotidiano» e «Il Messaggero». Si occupa di Società e Migrazioni. Lavora come producer a TV2000. Nel 2017 ha vinto il primo premio per la Comunicazione Sociale intitolato ad Alessandra Bisceglia. Nonostante i chili di troppo non lo dimostrino, ha già dato alle stampe la sua prima fatica letteraria: la biografia romanzata e non autorizzata su Diego Armando Maradona. Sogna di lavorare in una redazione, prima che scompaiano del tutto. Per il momento il suo ufficio dista solo un corridoio. E’ appena uscito dalle stampe il suo secondo romanzo calcistico Divin Codino su Roberto Baggio, edito da Giulio Perrone Editore.

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