Scrivere? Devo sempre convincermi di essere in grado. I mille volti di Mariano Sabatini

Dopo Rispoli basta TV. Ma un rapporto con le parole che non è mai finito, tra linguaggi che cambiano e giovani in digitale, scrittori televisivi e… Autrici con la memoria corta?

(di Dario Villasanta)

Mi accosto a Mariano Sabatini ben consapevole dell’abisso che ci separa. Lui, Mariano Sabatini, potrei ricordarlo per ‘Parola mia’ scritto per Luciano Rispoli e per il primo ‘campionato di lingua italiana’ in TV (su TMC, lui era uno degli autori). Io, a Mariano Sabatini, dovrei stendere tappeti rossi per quello che ha scritto di intelligente per la televisione, e non solo. Dovrei ricordarlo e ammirarlo per le tante e buone cose che ha realizzato in carriera, e infatti, se rileggo il suo curriculum immenso, devo trattenermi. Perché vorrei porgli diecimila domande invece di una decina, perché vorrei sapere tantissime cose, costringerlo a rivelarmi, magari sottovoce, dettagli o aneddoti mai detti o da non dire, anche scabrosi se non solo curiosi, del mondo della parola che lui ha attraversato navigandolo da ogni latitudine. Vorrei insomma avere visto e vissuto quello che ha visto e vissuto lui. Ma non potendo, mi limito a chiedergli opinioni su temi che mi interessano e che – vista l’esperienza – chi se non lui ha motivo di rendere credibili?

Mariano, tu che sei stato autore di programmi con e per un appassionato di cultura e letteratura italiane come Luciano Rispoli, nel 2017 non puoi non esserti mai detto ‘che televisione di merda che abbiamo oggi!’ guardando cosa passa il convento. Ma prendendo la mira ti chiedo: cosa imparano oggi i nostri figli dalla televisione?

La televisione ha una potenza e una capacità di imprimere modelli positivi e negativi che troppe volte e da troppi, soprattutto dirigenti e autori, viene dimenticata. E voglio pensare alla distrazione, non meno colpevole o giustificabile, per non attribuire la deriva che hai descritto a dolo e disegno preciso. L’aspetto più grave degli attuali palinsesti è l’uso della cronaca nera come intrattenimento. Per fortuna i nostri figli, come dici tu, guardano poco la Tv, ormai antiquata per loro.

Hai curato rubriche di cultura, costume e spettacoli per quotidiani e riviste che conosciamo tutti. Un autore mi diceva che oggi confondiamo la cultura con il costume (io aggiungo lo spettacolo). Se è vero, dove stiamo oltrepassando questa linea? E stiamo varcando un confine davvero pericoloso, o si fa solo allarmismo sul decadimento culturale?

La storia dello spettacolo o del costume è cultura, conoscere la filmografia di Visconti o di Hitchcock equivale a conoscere la bibliografia di Pavese o Moravia. Il problema, come dicevo è semmai “fare spettacolo” con materiale umano per il quale servirebbero maggiore cautela, sensibilità, delicatezza. In una parola, rispetto. Ma il pubblico che si fa irretire dalla morbosità della Tv è parimenti responsabile, perché l’offerta è talmente ampia che basterebbe usare il telecomando in modo consapevole per trovare documentari, bei film, stupendi serial.

Mi rivolgo al Mariano Sabatini giornalista: i giovani d’oggi dove sbagliano nell’approccio all’informazione, e  dove sbagliamo noi?

Sbagliano nel non avere approcci. Si limitano a leggere i titoli sul web, oggi infatti siamo immersi in un caos informativo che ci lascia solo frastornati, non più consapevoli di quanto accade.

E sono davvero figli dei media, o hanno più voglia di qualcosa d’altro che a noi è sfuggito?

Sono figli del web, nativi digitali che si rifugiano in un mondo parallelo che, nel caso degli youtubers, talvolta impatta con quello reale.

Dove la televisione è cambiata in peggio, o in meglio, come contenuti?

Nella qualità dei suoi dirigenti, figli dei nostri tempi. Senza pudore né remore, senza senso di responsabilità e totalmente asserviti all’Auditel e alla pubblicità. Come ricordavi, io ho avuto la fortuna di lavorare accanto a un gigante come Rispoli, dopo di lui, da cui ho imparato tutto, non ho più voluto fare l’autore televisivo.

E la radio? Grande amore di molti,  naviga oggi tra mille canali e programmi, a differenza di anni fa. La varietà di offerta è una risorsa o solo confusione? Tra l’altro con involgarimenti che trovo spesso gratuiti, mentre io mi ricordo quando ascoltavo ‘L’aria che tira’ su Radio Rai, pensa un po’…

Spesso, da ospite, ho la sensazione che la radio abbia un ascolto più attento rispetto alla Tv. Purtroppo dilagano le radio di flusso, musica e chiacchiere vuote, e gli spazi di contenuto si assottigliano come i ghiacci dell’Artico.

Parliamo di libri. Quali letture ti hanno cambiato la vita?

I libri mi hanno salvato la vita. Chi legge tanto come me, da sempre, si trova sempre in imbarazzo a snocciolare pochi titoli. Ho amato e amo Tomasi di Lampedusa, Dickens, London, James, Bassani, Poe… Leggo di tutto e chi dice che non ha tempo per farlo non sa quale piacere sia.

Cosa non leggeresti mai, oggi?

Corona, Volo, Casati Modignani, Moccia… ma perché leggere significa scegliere e loro non mi attraggono.

Facesti scritturare, anni fa, Chiara Gamberale per un programma TV. Lei poi ebbe un successo che, però, ha diviso le opinioni.

Pensai a lei per la ripresa di Parola mia su Rai3, quando feci il suo nome Rispoli e Minoli saltarono sulle sedie e furono entusiasti dell’intuizione. Lei mi sembra se lo sia dimenticato.  

Gli scrittori in TV oggi sono dei miracolati, sopravvalutati, bravi e basta, o semplicemente… Cosa?

Non si può parlare degli scrittori come di un monolite. Ognuno è un mondo a sé.

Piovono varie critiche sui ‘circoli chiusi’ degli ospiti televisivi, e sul loro effettivo valore. Più ‘personaggi’, o sostanza vera?

Bazzico la tv come commentatore, mi piace comunicare e credo di saperlo fare davanti alle telecamere dopo 20 e più anni di mestiere. Mi fregio di essere me stesso e di non conformarmi troppo ai modelli più in voga. Anche qui, per ogni ospite televisivo bisognerebbe fare un trattato. Tanto per dire, Barbara Alberti è sempre un valore aggiunto, idem Enrica Bonaccorti. Non posso dire lo stesso di Flavia Vento o simili.

Mi hanno incuriosito tue opere che non conoscevo, in cui sveli i segreti degli scrittori (Trucchi d’autore e Altri trucchi d’autore, nda) che, più che i trucchi, spiega il loro rapporto con lo scrivere. Qual è il tuo?

L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO

Difficile. Resisto molto, soprattutto perché devo sempre convincermi di essere in grado. Mi sento un impostore e quando i lettori mi scrivono per complimentarsi sono il primo a rimanere stupito. Il mio romanzo è andato benissimo e presto uscirà il secondo, sempre con Leo Malinverno protagonista, giornalista – investigatore che piace molto.

Il Premio Flaiano dove sei stato premiato per L’inganno dell’Ippocastano: possiamo forse non parlarne? No di certo. Dicci soltanto cosa pensi ti dia, in più di prima, questo riconoscimento.

Si tratta di un premio molto prestigioso, è un tacca per l’autostima. Ed è stata una gioia che ad attribuirmelo sia stata una giuria di cento studenti.

Per concludere, mi piacerebbe sapere se hai mai voluto tu porre una domanda, una curiosità da toglierti a tutti i lettori e gli ascoltatori che ti hanno seguito in questi anni, un qualcosa che avresti sempre voluto sapere da loro ma non hai mai avuto occasione di domandare. Vuoi porla adesso, questa domanda, se c’è? Prego.

Una? Io sono curioso di tutti. Anche nella vita subisso le persone di domande. La domanda più bella è però “come stai?”, con il reale desiderio di saperlo.

Mariano Sabatini

(Roma, 1971) è giornalista, scrittore e autore per la televisione.

In queste vesti ha collaborato con le maggiori testate e emittenti radio e Tv italiane, tra cui l’indimenticato rapporto professionale con Luciano Rispoli, ma ha scritto e lavorato con i nomi più noti del giornalismo e della cultura italiana. Tra le molte opere letterarie, spicca l’ultimo noir L’inganno dell’Ippocastano, con cui ha vinto il Premio Internazionale Flaiano 2017 e il Premio Romiti Opera Prima nello stesso anno.

 

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