Come ho vissuto ‘Delitto e castigo’: il ‘libro dimenticato’ di Rocco Ballacchino

(di Rocco Ballacchino)

Se diversi anni fa ho iniziato a scrivere, il mandante può essere solo uno: Fëdor Dostoevskij, per l’esattezza “il collega Dostoevskij” come l’ho definito durante una presentazione successiva a un pasto troppo alcolico.

L’opera, infatti, che mi ha incastrato è senza dubbio Delitto e castigo. Dopo la lettura di quel romanzo così intenso mi sono trasformato da consumatore occasionale di libri a lettore seriale. Dalla lettura alla scrittura poi il passo è stato consequenziale.

I libri di certo non possono cambiare il mondo né le singole esistenze, ma possono creare una splendida dipendenza. Nel mio caso è stato così con Delitto e castigo, una storia ambientata a San Pietroburgo e pubblicata nel 1866.

Per i pochi che non l’avessero ancora letto racconta le vicende del giovane Raskol’nikov uno studente spiantato cheuccide in maniera premeditata un’usuraia e per errore  la sorella, convivendo in seguito con i propri sensi di colpa, finché, dopo una lunga meditazione e grazie all’incontro con la prostituta Sonja, decide di confessare l’omicidio

Non sto in questa sede a tediarvi con i riferimenti filosofici e culturali insiti in quest’opera grandiosa, ma vorrei soffermarmi su un aspetto di questa potente narrazione.

Il logorio psicologico e mentale del protagonista della vicenda viene vissuto in contemporanea anche dal lettore.

L’immedesimazione con  Raskol’nikov diventa talmente forte da provare il desiderio di entrare nel libro stesso per consigliare lo studente sul da farsi. L’incertezza che lui vive è la nostra incertezza.

“Cazzo, confessa e facciamola finita”.

Oppure: “Resisti e fregali tutti”.

Sono due pensieri in contraddizione che si alternano nella mente di chi viene “ospitato” in quella storia. Quando la penna di un autore ti tiene così in ostaggio è già certo che abbia vinto lui. I devastanti sviluppi, fisici e psicologici, di quell’omicidio paiono contagiare anche chi divora quelle pagine alla ricerca della soluzione finale. La tentazione forte è quella di giustificare persino l’omicidio per salvare l’uomo e condannare l’odiosa usuraia, considerando l’omicidio della sorella solo un danno collaterale.

Ho pensato varie volte a quest’opera che mi ha segnato così profondamente e, da un punto di vista della tensione narrativa, mi è capitato di paragonarla a quei thriller cinematografici che ti tengono sulle spine sino ai titoli di coda.

Al di là del valore puramente letterario, Delitto e castigo può essere considerato un ottimo riferimento anche per gli autori, specie in ambito giallonoir, che investono molto nella creazione dell’attesa, uno stato emotivo che si protrae sino al disperato istante in cui il Delitto si trasforma in un Castigo.

Rocco Ballacchino

Chi è Rocco Ballacchino:

Torino,  luglio  1972. Scrittore, autore teatrale.
Laureato in Scienze della comunicazione con una tesi in Semiologia del cinema sul personaggio di Totò nell’Italia del dopoguerra.

Crisantemi a ferragosto (Il Punto)Io mi ricordo, libro-dvd (Einaudi in collaborazione con la BANCA DELLA MEMORIA) , Appello mortale, uscito nel maggio del 2010 e sempre edito da Il PuntoFavola Nera, con Andrea Monticone , Trappola a Porta Nuova (Frilli Editori)
Sceneggiatore per Associazione Culturale Turin Video Production.
Ha scritto i soggetti per i videoclip Se precipitango e Mani di forbice del gruppo rock Il rapimento di Viola (in passato Plug in baby).
Socio fondatore del gruppo di scrittori Torinoir a cui è dedicata un’apposita sezione del sito.

 

 

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