I libri dimenticati: come mi cambiò ‘Io sono Jonathan Scrivener’

(di Dario Villasanta)

Difficilmente un libro si limita a raccontare una storia.  Non quando è un capolavoro ma, soprattutto, se lo incontri nel momento giusto della vita. Quello che ora chiamo ‘il momento giusto’, intendiamoci, non è una collocazione temporale esatta nel corso dei nostri anni: per un romanzo, oggettivamente bello e di spessore,  è sempre e comunque un momento adatto, a qualsiasi età e in qualsiasi nostro particolare periodo lo si legga. Si può però affermare che, leggere una certa storia in un peculiare periodo, può  un’esperienza che lascia il segno più di altre. Raramente, per alcuni,  addirittura si può rivelare ben più di questo:  una via da seguire, un’apertura sul mondo e, ancora oltre, l’incipit che aspettavi come traccia decisiva per scrivere il futuro prossimo della tua stessa vita. Insomma, l’esempio che aspettavi per sperimentarlo nella realtà.

Se fino a  qui posso quindi sembrare fumoso, e lontano da concetti comprensibili al lettore, è perché non è facile per me spiegare cos’ha significato la lettura di Io sono Jonathan Scrivener.

Romanzo di Claude Houghton, è racchiuso in questa bella definizione di  tal Gianpaolo Serino, che anni  fa lo recensì titolando: “racconta l’incredibile avventura di diventare se stessi”.

Sì, perché potrei spiegarlo e riassumerlo io stesso con una frase-confessione personale: racconta me stesso. Ma non ci capireste molto, e me ne rendo conto.

Allora preciso che non racconta me stesso in toto, ma il me stesso dai 16 ai 21 anni che cercava risposte, studiando le persone tramite i loro agire meno evidenti, la vita attraverso le persone, le persone attraverso la vita. Dire niente, eh?

Scrive ancora Gianpaolo Serino citando Arthur Miller: «in un mondo votato all’autodistruzione, non esiste più tragedia. Non resta che uno sparuto pugno di individui emergenti come stelle in un cielo inondato d’inchiostro, che parlano e agiscono da creature veramente sole, veramente vive, veramente coscienti dell’eternità della vita»

Quello «sparuto pugno di individui» – continua Serino –  siamo noi lettori. Mai come oggi, paradossalmente in piena «società dello spettacolo», è il mondo dell’assenza. E per primi cerchiamo in tutti i modi di essere assenti a noi stessi.

email gnocchi – foto –

Ecco quindi che un assente (il misterioso signor Jonathan Scrivener appunto, mai presente di persona in tutto il romanzo) diventa il protagonista assoluto e fondamentale del romanzo stesso. Come? Per il fatto che i personaggi, quando si incontrano, parlano sempre e solo di lui, l’assente-presente che c’è anche se non c’è, dell’essenza di un uomo che non ha bisogno di palesarsi fisicamente per far avvertire la sua sostanza e realtà.

Io sono Jonathan Scrivener è un romanzo che racconta di chi gli è stato vicino, a vario titolo e con diverse opinioni su di lui, e che lo sprovveduto ragazzo  – che è poco meno di un impiegatuccio senza velleità, assunto tramite lettera per occuparsi di amministrare la sua casa e alcuni suoi affari in loco – scopre via via tramite un crescente risveglio mentale, inaspettato a lui stesso quanto irrefrenabile, grazie al quale una sua innata curiosità – benché sopita, come a volte anche per noi oggi –  gli suggerisce che al mondo c’è forse ancora tanto da imparare e capire, spesso intuendo risposte da dettagli, tanto comuni quanto di rado considerati rilevanti prima di allora. Ma il ‘fantasma’ di Jhonathan Scrivener riesce e costringe, fermo e potente come il  motore immobile di Aristotele, a rianimare le emozioni e l’istinto del giovane ignavo.

In sintesi, Io sono Jonathan Scrivener ci riflette tutti,  impietoso come uno specchio parlante e insolente, come trasmettendoci un unica silenziosa frase che ferisce, del tipo: “davvero pensavi di sapere cos’era la vita?” Mi immagino una sua divertita, quanto compassionevole risata nel dirlo, se fosse mai esistito; nell’apprendere la meraviglia suscitata da questa mia lettura  oltre le parole, avrebbe letto troppo facilmente nel mio cuore, e di certo, sarebbe stato benevolmente divertito dalle mie acerbe domande che ne sono nate.

Ho imparato tanto da questo libro, ho appreso che più sappiamo meno conosciamo ancora prima di studiare Socrate all’Università. Avevo 16 anni, ricordiamocelo, e osservare è dote sì da imparare, ma anche da esercitare e sviluppare nella pratica.

D’altronde, io sostengo sempre che l’ispirazione non esiste e che è lo spirito d’osservazione il bacino da cui i grandi artisti attingono per renderci, lampanti e fatali nella loro semplicità, quei caratteri umani che rendono così vive e inarrestabili nel tempo le loro opere più estasianti.

Da parte mia, reputo di essere ancora un sedicenne in continua ricerca del vero, pur sapendo che potrei non arrivarci, ma che non smette di osservare per capire un poco, anche pochissimo ma almeno un briciolo in più, di cosa io sono e in mezzo a chi – o cosa? –  sto davvero vivendo. E senza mai dirmi che ormai ho già visto abbastanza, perché purtroppo o per fortuna non è mai così.

Chi si dice sazio di quanti e infiniti colori ha la vita, chi inquadra ogni cosa e persona in categorie di facile individuazione – poiché più comodo, ancorché arbitrario, è come relazionarsi con essi –  e qualsivoglia convinzione di aver capito fino in fondo il nostro quotidiano, trovano in Io sono Jonathan Scrivener una spietata smentita che destabilizza gli animi sensibili, dubbiosi o anche soltanto curiosi.

Sì lo so, potrei sembrare masochista – e forse un po’ fuori di testa? –  nel dirvi: ho deciso che tutta la mia vita è e sarà un eterno dubbio; e tutto queesto, per aver letto un libro!

Ma in fondo, chi potrebbe dirsi davvero vivo a questo mondo se non si lasciasse trascinare da storie del genere? Poteva influenzarmi un libro, o il racconto di un nonno, o una di quelle strane storie che vieni a sapere in paese sul tuo vicino di casa. E’ stato invece un romanzo che, per me, le racchiudeva tutte, passate presenti e future..

Per cui, Io sono Jonathan Scrivener è stata un insegnamento difficile da sopportare: rappresenta una rivelazione e una condanna al tempo stesso. Non so se augurarla anche a voi, oppure no.

Io sono Jonathan Scrivener,

Castelvecchi Editore, pagg. 288.

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(lo Staff)

 

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