Tra botte di culo e acque di sorgente: quelle agenzie letterarie che muoiono di onestà

284BEW(di Sam Stoner)

Accendi il pc e cominci a vagare alla ricerca di qualcosa che dia un senso a quei minuti (ore nella maggior parte dei casi) che ti sottraggono ad attività ben più soddisfacenti come persuadere il panino con la porchetta (ma vi assicuro vegano al 100%) che stai desiderando a comparire sulla scrivania vicino al mouse,  oppure dedicarsi a una approfondita disamina de “I fratelli Karamazov” sceneggiati nell’ultimo numero di Topolino seduti sul trono presente nel bagno.

E così, gira e rigira, ti ritrovi su Issuu a sfogliare riviste letterarie italiane, roba che farebbe cadere le palle di bronzo de Le Penseur di Rodin fino a quando, prima di chiudere, ecco qualcosa di interessante. L’intervista al titolare di una agenzia letteraria. All’inizio nemmeno leggo il nome, butto un’occhiata qua e là cercando indizi che mi facciano capire se si tratta del solito addetto ai lavori vestito con il jeans Giusto, il maglione trasandato al punto Giusto e la barba incolta di tre giorni Giusti, che cita autori sud americani e ha la testa colma di disprezzo per gli autori commerciali mentre la sua agenzia propone manoscritti che perfino la giuria dello Strega si rifiuterebbe di considerare degni di lettura.

L’intervista si spalma per buone sei pagine fitte di parole, difficile trovare in fretta qualcosa di illuminante e invece eccola arrivare. “Il successo dei libri, il più delle volte, è dettato da clamorose botte di culo o da ragioni imperscrutabili”. Un agente letterario che parla in questo modo è abbastanza folle e sincero da attrarre la mia attenzione.

issuu-2Vado avanti.
Alla domanda “Quali autori dovrebbe tassativamente leggere un’aspirante scrittore”, l’agente risponde così: “Non ci sono letture vincolanti. Se uno mi dice che ha imparato a usare le tecniche narrative guardando film di Sergio Leone, sfogliando fumetti, ‘drogandosi’ di fiction tv o leggendo per tutta la vita due geni come Salgari e Dumas a me va benissimo. Non pretendo la conoscenza di Kafka, Joyce e Proust. Leggere serve (o dovrebbe servire) a critici, editor, critici, tecnici della letteratura.”
Il tizio comincia a piacermi sul serio, uno diretto, che non cerca di raggirati con frasi di circostanza perché non conosce il mestiere, sa di cosa parla e lo dice.  Ma la cose che mi hanno eccitato come potrebbero solo un paio di chiappe in primo piano dall’isola dei famosi sono un paio di passaggi che considero memorabili per quello che è il panorama italiano nel quale spuntano come funghi società di servizi editoriali (a pagamento) camuffate da agenzie letterarie.

Alla domanda su quali sono le caratteristiche che deve avere un testo per interessare l’agenzia e gli editori, il tizio risponde così: “Deve essere un buon libro. La nostra idea è che la furbizia, il calcolo commerciale la ricerca della tendenza o della moda alla lunga non paghino.”
Ora tenendo conto dei marchette commerciali poste a novanta gradi davanti a sua maestà “moda del momento” che ci sono in giro, parlo delle grandi case editrici (non si spiegherebbe altrimenti la presenza sugli scaffali delle librerie di testi a dir poco imbarazzanti, la sola alternativa alla marchetta sarebbe l’incompetenza), le parole pronunciate dal tizio sono come acqua di sorgente di alta quota, cristallina e quasi sacra. Ma la cosa che più mi ha regalato emozioni è stata la risposta alla domanda sui testi che ricevono in agenzia.

“I testi su cui lavoriamo sono selezionati sostanzialmente all’unanimità. Puntando su un numero contenuto di titoli, dobbiamo basarci per forza di cosa su un convincimento solidissimo. Anche perché i nostri editing sono gratuiti e questo significa investire tempo e lavoro in assenza di un immediato riscontro economico.”

Gratuiti! Avete letto bene. Dopo aver ripreso il controllo delle funzioni motorie temporaneamente intorpidite a seguito di questa strabiliante, sorprendente rivelazione sono andato a curiosare per svelare a me e a voi l’identità di questi novelli moschettieri al servizio di sua Maestà Letteratura.

Si tratta di Tommaso De Lorenzis affiancato da Corrado Melluso, Tommaso Giagni e Martina Giorgi. Insieme hanno dato vita all’agenzia letteraria Vicolo Cannery ma sorpresa delle sorprese, l’agenzia ha chiuso.

Ora lo so cosa state pensando: avrebbero dovuto farsi pagare come tutti, non è vero che il calcolo commerciale e la moda non pagano, chissà perché agenzie che chiedono 300 euro solo per dare un’occhiata ai manoscritti siano ancora in giro, se uno lavora è giusto che venga pagato…

Tutte osservazioni pertinenti, tuttavia i motivi della chiusura non sono legati a questioni economiche. Lo spiega Vicolo Cannery nel comunicato presente su suo sito.

“La struttura complessiva dell’industria libraria conferisce degli oggettivi limiti espansivi a imprese come la nostra: comporta meccanismi d’autosfruttamento inumani e rende impossibile ogni ampliamento, se non a condizione di reiterare su altri le stesse dinamiche.”

Non solo, se diamo un occhiata alle pubblicazioni promosse da Vicolo Cannery ci rendiamo conto dell’alto livello qualitativo che investe il saggio come la narrativa o la fiction senza distinzioni di genere con una sola discriminante, la buona (ottima) scrittura.

arance-e-clementine-fresche-al-mercato-dell-agricoltore-italia-67628917Potrei concludere dicendo che l’industria libraria non premia l’arte ma la sfrutta. E di realtà simili a quella di Vicolo Cannery ce ne sono molte, spesso si tratta di case editrici portate avanti seguendo gli stessi principi. Come detto potrei concludere con questa chiosa ma non lo farò, sarebbe banale. Preferisco chiudere con un quesito: perché mai ci si accanisce contro le case editrici a pagamento e mai contro le (pseudo) agenzie letterarie a pagamento? Perché io scrittore per sapere se sarò rappresentato da un’agenzia che poi comunque lucrerà sulle MIE vendite devo pagare? Pagare cosa? E non mi dite che un agente deve leggere un intero manoscritto di 300 pagine per capire se lo rappresenterà. Lo sa dopo la lettura delle prime 20 pagine, siamo generosi, diciamo 40 pagine ossia 15/20 minuti di lettura. Alcuni obietteranno che viene editato il testo, ma scusate che me ne frega di avere un testo editato se poi non viene rappresentata l’opera?

È come se un agricoltore dovesse pagare un proprietario di supermercati solo perché quest’ultimo acconsenta ad assaggiare i prodotti ortofrutticoli per poi decidere se venderli nei propri punti vendita.
“Se vuole che assaggi un paio delle sue arance sono 200 euro in contanti. Poi le dirò se le venderò o meno.”
“E se non le venderà mi restituirà i 200 euro?”
“Mio caro villico, ovviamente no. Il mio tempo è prezioso, è il suo che non vale un cazzo.”

Chi è SAM STONER :

Sam Stoner, scrittore di noir (con qualche incursione nella scrittura brillante), ideatore e Direttore Editoriale della rivista di cultura gotica/horror “Mary Shelley Project Magazine”, ideatore e Direttore Editoriale della rivista letteraria “ThinkPink Magazine”. Redattore per Dazebao News e Graphic Designer per Idee Creative.

Appassionato di letteratura anglosassone, di arti orientali, di cinema e teatro classico, abita a Roma.

I suoi racconti sono in numerose antologie: Bonsai, Natale in Noir, Italian Noir, Paesaggi letterari, Cronache dalla fine del mondo, Giallolatino, Ricordi di giocattoli, 99 Rimostranze a Dio, Scrivendo Racconto, Note in nero, Ventidue pallottole, Oltre la Paura.

È arrivato primo al concorso CorpiFreddi con il racconto noir “Elvis rosso sangue”. È arrivato terzo al concorso That’s Amore di Chichili Agency con il racconto brillante “L’amore, questo bastardo”; ha pubblicato in ebook il racconto hard boiled “Moscow’s Fury” per Atlantis – Lite Editions; ha vinto Giallolatino 2013 con il racconto”Nero come la morte” e Giallolatino 2015 con il racconto “Sogni lerci”.

Nel 2015 è uscito il romanzo Thriller/horror “Il Tredicesimo Racconto” edito da Lettere Animate. Interviste, racconti on line, articoli e recensioni sul suo sito web (www.samstoner.it).

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One thought on “Tra botte di culo e acque di sorgente: quelle agenzie letterarie che muoiono di onestà

  1. L’ha ribloggato su PENNA IN FIAMMEe ha commentato:

    E bravo Sam Stoner. Un americano a Roma, verrebbe da ironizzare, ma stavolta chi ironizza (e a ragione) è l’americano, che poi si dimostra più italiano di noi. Un ‘De profundis’ sulla letteratura onesta, e chi non ci crede alzi la mano o si nasconda. La sua verità su SCRIVERE SENZA PAROLE.

    Mi piace

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