Libro dimenticato, o libro ‘proibito’? Giada Trebeschi e Il Marchese di Roccaverdina

luigi-capuana-il-marchese-di-roccaverdina-treves-1901(di Giada Trebeschi)

Avevo forse quindici anni quando, spulciando nella più che fornita libreria di mio padre, trovai una vecchia edizione de Il marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana (1901).

I libri che, come questo, erano collocati nei ripiani più in alto erano quelli che mi attiravano di più, ero convinta che fossero quelli proibiti, illeciti che mio padre metteva lassù solo per evitare che io vi arrivassi. Naturalmente non era così, la catalogazione era fatta seguendo tutt’altri criteri, ma nella mia mente d’adolescente quelli restavano i ripiani più affascinanti. Oggi mi chiedo se non lo avesse fatto apposta a riempirli di classici.

Ricordo che era estate e lo lessi a casa di mia nonna, in campagna, nelle ore più calde con il tubare delle tortore e il frinire delle cicale a farmi compagnia.

Questo per me è un libro dimenticato perché non ricordo tutti i dettagli della storia, è dimenticato perché i personaggi mi sembrano ora ombre lontane ma è assolutamente indimenticabile per le sensazioni che mi ha provocato e il rapimento in cui sono sprofondata durante la lettura. Credo sia uno di quei libri che restano sotto pelle, che sono lì, sempre presenti nelle stanze della memoria e che non ti abbandonano mai.

Il marchese di Roccaverdina racconta la storia di un latifondista che s’innamora di una popolana, Agrippina Solmo, e la convince a diventare la sua amante. Dopo dieci anni di convivenza per evitare le malelingue e i dissapori con la famiglia la fa sposare a un suo fattore, Rocco ma costringe i due a giurare davanti al crocefisso che vivranno insieme come fratello e sorella. Tre anni dopo Rocco viene ucciso e il cacciatore Neli Casaccio viene accusato e condannato a quindici anni di carcere. In realtà Neli è innocente e Rocco è stato ucciso dal marchese folle di gelosia.

È qui che comincia il romanzo, qui che inizia la feroce lotta interiore e segreta del marchese con il suo rimorso. Sullo sfondo una Sicilia riarsa da 16 mesi di siccità che spacca la terra, gli uomini e le bestie. Il lettore attende la pioggia e la redenzione, la prima arriverà facendo rinascere la terra e la speranza, per la seconda invece non c’è più nulla da fare.

b87c59c3766783b15becc4608c8402b6In un confronto psicologico incalzante, il ragionar sul delitto e il castigo di Dostoevskijana memoria (libro che forse Capuana aveva letto in francese), portano il marchese verso una sofferenza interiore spietata e necessaria cui non v’è altra soluzione che la follia e la morte.

L’accurata descrizione bucolica di una terra ancora semifeudale pur nel periodo post-unitario e delle sue campagne dove il marchese passa la gran parte del tempo a riflettere, va di pari passo con la drammatica introspezione del personaggio che si fa amare e odiare allo stesso tempo come si ama e si odia una natura insieme arcigna e generosa.

Forse è questa duplicità che mi è rimasta nel cuore, forse il melodramma di un amore folle e totalizzante eppur ostacolato, impedito dalle convenzioni sociali, forse il conflitto interiore o, più probabilmente, tutte queste cose insieme hanno reso per me indimenticabile questo libro polveroso e dimenticato che, dopo aver scritto quest’articolo, tornerò sicuramente a rileggere.

 

 

 

 

 

 

2 thoughts on “Libro dimenticato, o libro ‘proibito’? Giada Trebeschi e Il Marchese di Roccaverdina

  1. Anche io lo rileggerò. Non lo scovai nella libreria di famiglia che a quell’epoca era quasi inesistente, forse confusa in qualche anta negli armadi. Fu mia nonna Bianca a consegnarlo a me quattordicenne, certo con una buona dose di audacia. Addirittura mia madre dovette considerare prematura se non sconsiderata quella scelta e ora non ricordo se ne terminai la lettura! Poco dopo con il consiglio di entrambe le donne, riconciliate, passai alla lettura de ‘La ragazza di Bube’.

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  2. Il marchese di Roccaverdina… un libro che ho amato molto anch’io. Non capivo la gelosia del marchese, perché secondo me non aveva diritti di chiedere niente all’amante. Ma erano i periodi degli assolutismi quelli, per me.

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