Sopravvissuti al 2016? Il ‘Numero zero’ di Mirko Giacchetti

(di Mirko Giacchetti)

hqdefaultSe avete un profilo su un social network vi sarà capitato di incontrare almeno uno dei mila e mila post coccodrillo commemorativi per il caro estinto di turno. Intendiamoci, porto rispetto ai morti e non ho intenzione di giudicare la vita di qualcun altro, nemmeno se è un personaggio pubblico.

Essere rimasto orfano di questi artisti e intellettuali mi rende davvero triste, ma non mi straccio le vesti per il vuoto incolmabile che mi sta alle spalle ma per il deserto che mi sta davanti. Non potere più ascoltare un nuovo album di David Bowie o leggere il nuovo romanzo di Umberto Eco è una mancanza con cui prima o poi riuscirò a convivere. L’effetto nefasto di questi lutti è proiettato in avanti, la loro assenza ci permette di vedere la ressa di menestrelli e sofisti che affolla il tempo che verrà.

Provo una forte nostalgia per un futuro vero, sono stufo di vivere in una continua illusione di progresso, senza contare l’amaro in bocca per il dispiacere di essere tutti meno intelligenti dei “nani medievali”, noi non saliamo sulle spalle dei giganti per vedere più lontano. Noi sì che siamo avanti, preferiamo abbatterli con polemiche più o meno pacate, tanto sterili quanto inutili, pretendere di fare dell’arte con delle comparsate nei reality show e argomentare pubblicando qualche selfie mosso.

Non ho mai amato vivere nel passato o essere troppo pessimista ma, in fondo, è pur sempre colpa nostra. Non siamo più capaci di distinguere le fonti, capire quando c’è un minimo di raziocinio o semplice voglia di avere i propri secondi di gloria ed essere un modello per il prossimo spettacolo di Maurizio Crozza nei panni di “Napalm51”.

“Ammettendo che su sette miliardi di abitanti del pianeta ci sia una dose inevitabile di imbecilli, moltissimi di costoro una volta comunicavano le loro farneticazioni agli intimi o agli amici del bar – e così le loro opinioni rimanevano limitate a una cerchia ristretta. Ora una consistente quantità di queste persone ha la possibilità di esprimere le proprie opinioni sui social network. Pertanto queste opinioni raggiungono udienze altissime, e si confondono con tante altre espresse da persone ragionevoli.”

umbertoeco_blur439_thumb400x275Questo passo è tratto da Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, una raccolta di Bustine di Minerva scritte da Umberto Eco e pubblicate sull’Espresso ma per il mio esordio vorrei recensire Numero Zero, un romanzo dello stesso autore pubblicato nel 2015.

Sì, perché non esistono sempre e solo le novità.

Colonna è “un perdente compulsivo”, un ghost writer con una ex moglie, una quasi laurea e tanto facchinaggio intellettuale che viene assunto da Simei per scrivere un libro testimonianza per l’esperimento editoriale del domani. Si tratta di un quotidiano che non verrà mai pubblicato regolarmente, ma che dovrà esistere solo in dodici numeri zero. Il commendator Vimercati è l’anima finanziaria del progetto e vuole fare un uso personale della testata per ammorbidire o ricattare tutti coloro che osteggiano il suo ingresso nei salotti buoni dell’alta società. Il romanzo è ambientato tra il 6 aprile e l’11 giugno del ’92, segue da vicino l’evolversi di Tangentopoli e svela qualche retroscena sul cambio della vecchia guardia politica.

La redazione è composta da sei giornalisti falliti almeno quanto Colonna. Romano Braggadoccio appassionato di complotti e strane coincidenze, Maia Freisa pratica di gossip e scandali mondani, Lucidi un archivista in odore di servizi segreti, Cambria un avvoltoio da caserma e ospedale, Palatino l’enigmista del gruppo e Costanza il proto o, il meglio noto, correttore di bozze.

Colonna a capo di questa armata Brancaleone dell’informazione si imbatterà nelle trame di un complotto che potrebbe rileggere la storia dell’Italia del dopoguerra.

Se siete ancora fermi a Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault c’è il rischio che rimaniate delusi; rispetto ai due capolavori questo Numero Zero potrebbe sembrare inferiore alle reali capacità scrittorie dell’autore, ma è proprio così?

Eco ha sempre avuto la passione per i romanzi d’appendice e quest’ultimo ne ripropone tutti gli stilemi, quindi non nasce da un sostrato di filosofico o cabalistico, come gli altri due, ma cresce e si nutre dell’effimero, la stessa natura dell’informazione che è al centro della narrazione. Anche in merito alla capacità di tessere complotti c’è una differenza sostanziale, la tesi sostenuta da Braggadoccio non è nemmeno l’ombra dei complotti imbastiti ne Il pendolo di Foucalt o ne Il cimitero di Praga.

Personalmente non penso che Eco si sia sbiadito al punto da abborracciare una storiella e propinarla al pubblico, credo che abbia adeguato la narrazione alla leggerezza e all’approssimazione dei tempi in cui viviamo; Braggadoccio costruisce la propria tesi montando assieme una marea di indizi non sostenuti da prove e collegati da sospetti degni di una qualsiasi caricatura di un detective scalcinato, un personaggio che mi ha ricordato da vicino il modus operandi dei molti cospiratori presenti in rete. Presente i sostenitori delle scie chimiche, dei rettiliani, di regimi alimentari strampalati e simili?

Ecco, allora avete capito cosa intendo.

noam-chomskyUn giorno mi è capitato di ascoltare una conversazione surreale tra due conoscenti. Uno sosteneva che l’uomo potrebbe vivere sino alla veneranda età di cento quaranta anni se solo si nutrisse di mele, ma questa longevità ci è stata negata perché hanno fatto sparire tutti gli “studi scientifici seri” per favorire gli interessi delle multinazionali farmaceutiche e dell’industria alimentare.

E dove non crescono le mele, come fanno gli uomini a sopravvivere? Se non ricordo male discendiamo dalle scimmie che sì, mangiano anche le mele, ma sono soprattutto famose per la preferenza per le banane… quindi non è una questione di dna ma di attrazione per il melo e il frutto proibito.

Nel passato una conoscenza alternativa-illuminata-superiore la si costruiva avendo accesso a testi scritti da studiare approfonditamente e possedendo un ampio bagaglio culturale, oggi con qualche click e una serie di titoli ad effetto si può iniziare a costruire lo scheletro di qualsiasi congiura o dare sostanza a delle bufale incredibili.

In merito al romanzo vero e proprio andrebbe letto in coppia con La fabbrica del consenso. L’economia politica dei mass media di Edward S. Herman e Noam Chomsky. Numero zero mette a nudo la decadenza dell’informazione presso la totalità della stampa italiana.

Senza troppi giri di parole assistiamo alle lezioni per dare l’impressione di separare i fatti dalle opinioni con qualche astuzia e una manciata di virgolette, pilotare le informazioni per raggiungere la pancia dell’uomo qualunque, rispondere alle smentite senza retrocedere di un passo e contrattaccare, dare corpo a sospetti evanescenti inserendo nomi e cognomi, amplificare fatti insignificanti accentrando notizie simili o come mettere in cattiva luce qualcuno limitandosi a seguirlo nella propria quotidianità (ricordate il caso dei calzini turchesi del Giudice Misano?).

Per non essere vulnerabili agli effetti nefasti degli imbecilli in rete ed essere in grado di scegliere delle fonti non manipolate da interessi politici ed economici credo sia utile leggere Numero zero, anche solo per evitare di condividere post inutili e soffermarsi sui clickbait.

Numero zero di Umberto eco, Bompiani collezione Vintage, 218 pagine. € 13,00 disponibile anche in formato elettronico.

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